Il giornalista Paolo Borrometi lancia un appello, “evitate che il funerale del piccolo Alessio, lo faccia quell’agenzia”

“La follia nella follia. Fermate questo scempio, intervenite per evitare che i funerali del piccolo Alessio D’Antonio possano essere fatti da un amico di chi lo ha ucciso.
Hanno affidato il funerale del piccolo bimbo, all’Agenzia funebre del delinquente Maurizio Cutello.
Cutello era socio in affari con il capomafia Titta Ventura e con il figlio Angelo detto u checco e venne arrestato per questo.
Lo stesso Angelo Ventura che è stato denunciato e che era nella macchina che ha ucciso il bimbo.
Vi prego intervenite. Vittoria non può essere la città delle contraddizioni a tal punto. Fate qualcosa.
Non profanate la memoria del piccolo Alessio. Evitiamo almeno questo scempio!”, questo il messaggio scritto sulla propria pagina Facebook da giornalista Paolo Borrometi.

Successivamente al post, ne arriva un altro, dove il giornalista senza paura come dimostra la sua carriera, rincara la dose e attacca lo Stato, poco presente, in una realtà difficile come quella di Vittoria”ci vogliono muti, ma questo è il momento di urlare. Lo dobbiamo fare per noi, per i nostri figli, per i più piccoli come Alessio e Simone.
Perchè mentre piangiamo il piccolo Alessio e preghiamo per il cuginetto Simone (in ospedale in fin di vita e con le gambe amputate), a Vittoria continua ad accadere di tutto e lo Stato purtroppo arranca.
Uno degli indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento dell’omicida di Alessio è Angelo Ventura, il figlio del boss Titta Ventura. E Angelo Ventura, candidamente su Facebook scrive che è “addolorato”.
Sì, avete capito bene, era a bordo della macchina che ha ucciso il povero Alessio e ridotto in fin di vita Simone, è scappato senza soccorrere i bimbi. Ed è “addolorato”. Incredibile.
Ma purtroppo non è finita qui.
Un “amico” di Angelo Ventura, un pluripregiudicato, Giuseppe Cammalleri, scrive pubblicamente qui su Facebook che “Borrometi è lo schifo della terra” e che mi dovrei “vergognare” perchè ho denunciato i nomi e cognomi di chi è scappato, esattamente come il delinquente Angelo Ventura. Non contento mi dice, sempre pubblicamente, che sono un “essere spregevole”.
Io faccio il giornalista e che, piaccia o no, ho l’obbligo di fare nomi e cognomi. Anche se sono i figli dei boss!
Ed intanto domani i funerali del piccolo Alessio saranno fatti dall’agenzia funebre di Cutello, lo stesso che con Angelo Ventura ed il padre capomafia è a processo. Per mafia.
Mi spiace dirlo ma quanto sta accadendo è la testimonianza che lo Stato arranca. Le Forze dell’Ordine non riescono a controllare il territorio (non per colpa propria ma per mancanza di personale) e si rischia di consegnare le città in mano a delinquenti e mafiosi.
In posti come Vittoria ci vuole forte la presenza dello Stato, con uomini, c
on mezzi (se necessario anche con l’esercito) e con la cultura. Se così non sarà è tutto finito”.

Paolo Borrometi da sempre impegnato nel giornalismo di inchiesta e autore del libro «Un morto ogni tanto». Un libro, alla sesta ristampa, che svela gli «affari» delle cosche della Sicilia sud-orientale ha ricevuto minacce da vari boss, tra questi Giambattista Ventura il padre di uno dei passeggeri del Suv, è stato condannato.

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