Ucciso dalla mafia, martire per il Vangelo: Rosario Angelo Livatino è Beato

“Nel suo servizio alla collettività, come giudice integerrimo, che non si è lasciato mai corrompere, si è sforzato di giudicare non per condannare ma per redimere. Il suo lavoro lo poneva sempre sotto la tutela di Dio, per questo è diventato testimone del Vangelo fino alla morte eroica. Il suo esempio sia per tutti, specialmente per i magistrati, stimolo ad essere leali difensori della legalità e della libertà”.

Queste parole sono state pronunciate da papa Francesco durante l’Angelus in riferimento alla beatificazione di Rosario Angelo Livatino. La cerimonia solenne, seguitissima da casa non solo in diretta TV ma anche in streaming online, è stata celebrata nella cattedrale di Agrigento: il giovane magistrato ucciso dalla “stidda” nel ’90 adesso è Beato.

Il martirio di Livatino è “segno della assoluta, insanabile, inconciliabilità tra Vangelo e mafia. Il silenzio che gli fu imposto, oggi è un canto di lode e onora la magistratura”, commenta Mons. Vincenzo Bertolone, postulatore della causa di Canonizzazione.

“Quanto abbiamo vissuto, ci responsabilizza a testimoniare con coraggio il Vangelo. Che questa nostra terra, che purtroppo ancora soffre a motivo della mentalità mafiosa, faccia tesoro di questa lezione”.  È il pensiero conclusivo del Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento.