Guerra Ucraina Russia, come sono andate le trattative in Turchia

Anche stamattina la Russia ha ribadito che ricorrerebbe alle armi nucleari solo in caso di “minaccia all’esistenza” del proprio Paese: lo ha ribadito il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov: “Qualsiasi risultato dell’operazione in Ucraina, ovviamente, non è un motivo per l’uso di un’arma nucleare. Abbiamo un concetto di sicurezza che afferma molto chiaramente che solo quando c’è una minaccia per l’esistenza del nostro Paese, possiamo usare e useremo effettivamente armi nucleari per eliminare tale minaccia”. Nega anche la volontà di Vladimir Putin di usare armi nucleari nel caso in cui una forza terza intervenisse nel conflitto e afferma che la Russia non ha alcuna intenzione di invadere o colpire il territorio della Nato: “Se non ci costringono a farlo, non ci pensiamo. E non vogliamo pensarci”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky insiste per un inasprimento delle sanzioni contro la Russia e chiede più armi e sanzioni: “Gli ucraini non dovrebbero morire solo perché qualcuno non riesce a trovare abbastanza coraggio per consegnare le armi necessarie. La paura rende sempre complici”.

Intanto questa mattina si è tenuto un nuovo round di colloqui tra l’Ucraina e la Russia in Turchia, al palazzo Dolmabahce di Istanbul, per il cessate il fuoco: Kiev chiede garanzie di sicurezza, Mosca la neutralità dell’Ucraina. Le delegazioni di Russia e Ucraina hanno iniziato i colloqui alle 9, ora Italiana, e li hanno conclusi intorno alle 13.30.

Il ministro degli Esteri di Kiev, Dmytro Kuleba, ha consigliato alla sua delegazione di non toccare superfici, di non mangiare, di non bere e preferibilmente di evitare di toccare qualunque superficie alla luce del presunto avvelenamento subito da Roman Abramovich, l’ex il proprietario del Chelsea.

Il colloquio, fortemente voluto dal presidente turco Erdogan, esorta ad arrivare il prima possibile ad un cessate il fuoco, anche se il timore resta quello che la Russia abbia partecipato solo per prendere tempo e che punti alla spartizione dell’Ucraina.

Si è parlato molto della riduzione delle attività militari russe a Kiev e Chernihiv, ma non si sono trattate questioni più delicate, quelle relative alla questioni territoriali quindi il riconoscimento e l’indipendenza del Donbass, di Lugansk, Donetsk e della Crimea. Si è anche accennato ad un possibile incontro tra Putin e Zelensky, ma solo dopo la bozza dell’accordo.

Intanto la battaglia sul territorio continua, l’esercito ucraino resiste ai russi in tutto il Paese, cerca di respingere le forze di Putin, impedendo l’avanzata su Sloviansk e Barvinkove, ma anche nell’est del paese come a Rubizhne, Lysychansk e Popasna e sono riusciti a respingerlo ad Irpin, ma i missili russi sono stati lanciati su Mykolaiv sventrando il palazzo della regione, un edificio di nove piani, distruggendo la sua parte centrale e la vita di molte persone.