Vincenzo Tusa, l’insigne archeologo commemorato a Selinunte e Libertinia

Lunedì, a Selinunte, a cento anni dalla sua nascita, si è svolta la cerimonia di commemorazione e deposizione delle ceneri di Vincenzo Tusa, rinomato archeologo siciliano, e della moglie Aldina Cutroni, anch’essa insigne studiosa. Nelle stessa giornata, il commissario straordinario del Comune di Ramacca, l’architetto Domenico Targia, ha voluto rendere omaggio al noto archeologo lasciando una corona di alloro davanti al municipio di Libertinia, il borgo di inizio Novecento e attuale frazione di Ramacca, al quale Vincenzo Tusa è stato profondamente legato.

La perdita del senso della storia è una delle più grandi ferite che incidono l’attuale società, caratterizzata da idee di eterno presente e di progresso; una società che ricorre al passato soltanto per evocare un ricordo momentaneo. Il passato è invece identità, e quest’ultima i siciliani e anche gli italiani in genere la devono in parte a Vincenzo Tusa, l’archeologo che ha dato lustro a realtà “sotterranee” dopo una non breve serie di campagne di scavi.

Vincenzo Tusa è nato a Mistretta il 7 dicembre 1920, ed è morto a Palermo il 5 marzo del 2009. A seguito della laurea, conseguita a Catania, nonché della specializzazione a Roma, lavora alla Soprintendenza di Bologna e, due anni dopo, rientra in Sicilia, a Palermo, dove poi assumerà il ruolo di Soprintendente della Sicilia Occidentale (prima di essere nove, le soprintendenze in Sicilia erano due, occidentale e orientale).

A Tusa va il merito non solo di aver scoperto diversi siti archeologici (Selinunte, Segesta, Marsala) che oggi arricchiscono l’Isola e aprono spiragli luminosi sul buio del tempo, aiutandoci a capire, riportando alla luce la ricchezza dell’antichità, ma anche quello di essersi fatto promotore e sensibilizzatore di tali ricchezze, amministrandone e curandone l’organizzazione di parchi archeologici. In uno di questi parchi, a Selinunte, in un’area delimitata appositamente e denominata Giardino della memoria, alla presenza dell’assessore ai Beni Culturali e dell’identità Siciliana, Alberto Samonà, del sindaco di Castelvetrano, Enzo Alfano, e del direttore del Parco, Bernardo Agrò, le ceneri di Vincenzo e della moglie Aldina sono state deposte in un sacello all’interno del Giardino, in prossimità del reperto della Casa del viaggiatore. La commemorazione è stata possibile grazie alla volontà della figlia dei due coniugi, Lidia, e del fratello di Vincenzo, Alessandro Tusa. L’archeologo e la moglie erano genitori anche del compianto assessore ai Beni Culturali della Regione, e a sua volta archeologo, Sebastiano Tusa, morto l’anno scorso nell’incidente aereo in Etiopia.

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La cerimonia in segno di riconoscenza e memoria dell’archeologo che si è tenuta contemporaneamente a Libertinia testimonia il legame che Tusa aveva con il piccolo borgo e con Ramacca. Il padre di Vincenzo Tusa, infatti, Sebastiano, negli anni del Fascismo era impiegato in qualità di uomo di fiducia del senatore Lucio Libertini, e dunque si occupava del fondo di quest’ultimo, che poi darà il nome al borgo. Fin da bambino quindi Vincenzo veniva spesso a Ramacca e a Libertinia, dove tutt’ora la famiglia Tusa ha possedimenti e una masseria. A Ramacca, l’archeologo ha organizzato anche campagne di scavi nella zona della Montagna Torricella, dove oggi c’è un parco il cui merito, dunque, va anche a Tusa. Libertinia, invece, era per lui luogo di ritiro e riflessione. E proprio nella piazza antistante il municipio, dove è stata posta la corona di alloro, verrà presto affissa una targa e collocata anche una scultura.