UNIVERSO 25: l’esperimento della società e del mondo perfetto

Capita spesso di lamentarci di uno o più aspetti della nostra vita e di esprimere il desiderio di vivere in un mondo perfetto. Ma è realmente possibile? Ci troviamo nel Maryland, precisamente al National Institute of Health a Bethesda, ed è il 9 luglio 1968 quando lo scienziato John Calhoun si pone lo stesso quesito e decide di creare il mondo perfetto per 8 topi bianchi in ottima salute e perfetta genetica. John Calhoun è un etologo statunitense specialista del comportamento animale che vuole prevedere le conseguenze della crescita vertiginosa della popolazione mondiale.

I topi scelti sono i migliori esemplari e nel loro habitat non devono difendersi da predatori o procurarsi del cibo. Il costante monitoraggio dei topi, permette di proteggerli dall’insorgere di malattie. In sostanza devono solo mangiare e riprodursi, senza preoccupazioni e responsabilità, quello che per molti potrebbe essere la vita ideale.

Inizialmente i topi hanno uno spazio di movimento molto ampio, infatti il recinto è un quadrato largo 2,7 metri con pareti alte 1,3 metri, aperto in alto per permettere l’osservazione degli animali, con uno spazio orizzontale libero e tante nicchie disposte nei muri verticali, che possono essere raggiunte dai topi grazie a delle griglie in ferro saldate sulle pareti. Le nicchie sono collegati da 4 tunnel e sono complessivamente 256. La gabbia, denominata “Universo 25” può ospitare un massimo di 3.800 topi e viene pulita periodicamente. Data l’assenza di pericoli che minacciano la vita dei piccoli topi, la popolazione iniziò a crescere: inizialmente si raddoppiò ogni due mesi, dopo un anno si contarono 620 topi e dopo 560 giorni si raggiunse l’apice della popolazione di 2.200 unità, ancora inferiori alla reale capacità dell’Universo 25. Ma l’idillio non continuò a lungo e le cose iniziarono a cambiare.

Si notarono delle anomali comportamentali sempre più innaturali, molto probabilmente dovuti alla popolazione che superava la disponibilità dei ruoli sociali. Alcuni maschi iniziano ad attaccare femmine e neonati. Altri diventano pansessuali, tentando di avere rapporti con tutti i topi disponibili. Le femmine rimaste sole, in pericolo perché minacciate dai maschi, si rifugiano nei nidi più alti portando con sé la prole, alla quale però non sono in grado di provvedere perché impegnate nella difesa del territorio. La stragrande maggioranza dei piccoli viene lasciata morire e nessuno si cura di loro. Il tasso di mortalità dei nuovi nati aumenta drasticamente, giungendo anche al 96%.

Solo un piccolo gruppo rimane illeso da ferite da combattimento e vengono soprannominato da Calhoun “i Belli”, la loro preoccupazione e mangiare e lisciarsi il pelo. I topi sopravvissuti formarono piccoli sottogruppi molto sproporzionati: a volte con 1 solo maschio per 10 femmine oppure di 20 maschi e 10 femmine. L’ultima nascita si registra al 920-esimo giorno (1 marzo 1970) e, dopo cinque anni, nel 1973 spira l’ultimo topo proclamando la fine dell’esperimento. Perché l’utopia dell’universo 25 diventa un inferno? La società dei topi crolla per la mancanza di esigenze primarie all’infuori delle interazioni sociali. La vita perfetta viene annientata dalla mancanza di ruoli sociali per via della sovrappopolazione e quindi i topi iniziano a distruggersi a vicenda.

Oltre tutti i limiti morali, l’esperimento di Calhoun fece discutere a lungo, e influenzerà etologi, psicologi del comportamento e studiosi di tutto il mondo. Fortunatamente, i suoi studi per quanto spaventosi, furono influenti sulle scoperte di correlazione tra densità di popolazione e benessere. In conclusione si evidenzia
come la soddisfazione dell’uomo non dipenda semplicemente dalla soddisfazione dei bisogni primari, e che il bisogno di vincita e riuscita vi contribuisca.