Ucraina, 26° giorno di guerra: diplomazia e negoziati

Nella giornata di ieri, il presidente dell’Ucraina Zelensky aveva chiesto un incontro con il presidente russo. Oggi, il portavoce del Cremlino Dmytro Peskov, risponde che non ci sono le basi per un incontro tra Putin e Zelensky, che avverrà quando ci saranno progressi significativi nei negoziati tra le delegazioni di Mosca e di Kiev. Anche il presidente svizzero Ignazio Cassis, atteso oggi al confine tra Ucraina e Polonia, si è dichiarato disponibile ad ospitare in Svizzera i negoziati, con l’auspicio che le armi tacciano presto.

La guerra in Ucraina si combatte si sia sul territorio, dove oggi due navi russe hanno sparato contro il porto di Odessa e a Kiev è stato bombardato un centro commerciale, e sia sul piano diplomatico, oggi infatti il presidente ucraino Zelensky ha chiesto all’Europa di fermare tutti gli scambi commerciali con la Russia attraverso un video: “Per favore non sponsorizzate le armi di guerra della Russia. Niente euro per gli occupanti. Chiudete loro tutti i vostri porti. Non esportate loro le vostre merci. Negate le risorse energetiche. Spingete perché la Russia lasci l’Ucraina”.

Intanto il vice consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Daleep Singh, ha affermato che gli Usa potrebbero ancora applicare sanzioni maggiori alla Russia, coinvolgendo banche e gas. Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, in un intervista a Bruxelles dichiara: “L’Italia è aperta all’ipotesi di un quinto pacchetto di sanzioni alla Russia e aspetta la proposta della commissione, non pone veti”.

La guerra sul territorio continua e il bilancio delle vittime tra i civili nella città di Mariupol ha raggiunto oltre 3.000 persone. La Russia chiede di consegnare Mariupol, ma la vicepremier Iryna Vereshchuk ha risposto alla Russia che “la resa non è un’opzione”.

Secondo il professore Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss e Research Affiliate al Mit di Boston, le sanzioni non funzioneranno: “Se minacciamo di alzare le sanzioni a ogni avanzamento, non otterremo nulla. La mia priorità è salvare i bambini. Bisogna allora vincolare l’inasprimento delle sanzioni al numero di bambini uccisi da Putin, piuttosto che al conflitto complessivo.
Quando avviarono i bombardamenti in Yemen, i sauditi sganciavano missili all’impazzata, colpendo molti civili.
Dopo essere stata inserita, nel 2016, nella lista nera dell’Onu per il numero di bambini uccisi, l’Arabia Saudita istituì il Jiat, un organismo che si occupa delle violazioni del diritto internazionale da parte della stessa coalizione saudita.
Grazie al Jiat, c’è stato un crollo nel numero dei bambini uccisi, al punto che, nel giugno 2020, l’Onu ha rimosso l’Arabia dalla lista dei Paesi accusati di crimini contro i bambini. E siccome i bambini vivono con i genitori e non nelle caserme, c’è stata un’attenuazione complessiva delle devastazioni”.