Simona Floridia è stata uccisa? L’hanno vista viva il giorno dopo la scomparsa

Caltagirone, 16 settembre 1992. Simona Floridia, giovane diciassettenne, scompare nel nulla. Nel 2001, il caso rubricato come omicidio viene archiviato.

Dieci anni dopo però, il 28 ottobre 2011, il legale della famiglia Floridia, l’avvocato Giuseppe Fiorito, presenta richiesta di riapertura delle indagini. La richiesta viene autorizzata, si ricomincia. Emerge la necessità di nuove investigazioni, spuntano altri elementi da approfondire che fanno propendere per la riapertura di quello che possiamo definire a tutti gli effetti un “cold case”.

Suscitano particolare interesse, ad esempio, due avvistamenti di Simona, avvenuti il giorno dopo la sua scomparsa: il primo, intorno alle 10.30 nei pressi della stazione ferroviaria; il secondo, un’ora dopo, al Viale Mario Milazzo, all’altezza di dove a quel tempo c’era il negozio Bata. In entrambi i casi, la giovane indossava gli abiti della sera precedente. Ad onor del vero, va detto anche che questi fatti sono emersi in sede di indagini, le persone interessate non sono state ancora ascoltate.

Ma se si fosse trattato veramente di Simona, se nessuno le avesse fatto del male quel 16 settembre, se mettessimo in dubbio la testimonianza dell’ex amico di Andrea Bellia, Mario Licciardi, che già di suo presenta diverse incongruenze, senza considerare che è venuta alla luce quasi vent’anni dopo i fatti accaduti, è possibile che si sia allontanata di sua spontanea volontà? E se così fosse, perché avrebbe deciso di “scappare di casa”? Una possibile risposta che accredita l’ipotesi di un allontanamento volontario se l’è data la nonna paterna di Simona. La signora Rosa Nobile, infatti, sospettava che sua nipote fosse andata via per fare un torto al padre, forse perché non l’aveva autorizzata ad andare qualche giorno a Marina di Ragusa dalla sua amica Saveria Tumino, o forse per il fatto che in quel periodo si era saputo che il papà aveva l’amante. Sospetti, che la donna ha confidato ad una amica di famiglia, la signora Anna Milazzo, qualche giorno dopo la scomparsa di Simona, e che la Milazzo stessa ha riferito il 14 maggio 2018 quando è stata sentita dai Carabinieri alla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Caltagirone. Dichiarazioni che però la Milazzo ha ritrattato nell’ultima udienza in cui è stata chiamata a rispondere, lo scorso 13 aprile, e per questo sottoposta a un controesame serrato da parte del legale della difesa, l’avvocato Pilar Castiglia, proprio alla luce delle sue contraddizioni.

Sono trascorsi quasi trent’anni da quando è scomparsa Simona Floridia e le testimonianze che finora abbiamo trattato, ovvero quelle di Mario Licciardi, di Saveria Tumino e ora di Anna Milazzo tracciano un sentiero scivoloso: il Licciardi, riferisce della presunta confessione del Bellia solo dopo che sono trascorsi vent’anni dai fatti, e solo perché viene tirato in ballo a seguito di una intercettazione telefonica avvenuta durante una chiamata con Rossella Figura, oggi sua moglie, in cui lui lasciava intendere che Andrea Bellia gli aveva confidato di essere stato lui a far scomparire Simona Floridia; la Tumino, parla di un rapporto burrascoso e ossessivo che il Bellia aveva nei confronti di Simona, che in termini di reato possono rappresentare un’aggravante, ma questo fatto lo rende noto solo lo scorso 16 febbraio, eppure in passato era stata sentita per ben tre volte; la Milazzo, nel 2018, tra le altre cose, ha riferito dei sospetti della nonna paterna di un possibile allontanamento volontario di sua nipote Simona, e ora, nell’ultima udienza, ha negato di averlo fatto.

Cosa significhi tutto questo non spetta a noi dirlo, il nostro compito è solo quello di raccontare i fatti e quelli riportati negli atti divenuti pubblici, lo sono. Abbiamo più volte cercato un contatto con la famiglia Floridia, anche attraverso il suo legale, l’avvocato Giuseppe Fiorito, ma finora senza buon esito. Restiamo comunque sempre a disposizione.