Pizzeria Ficodindia di Caltagirone, ragazzi “sfornati” per la pizza

Se dici “Ficodindia” a Caltagirone non pensi al frutto, ma alla pizzeria, una bella realtà locale, oltre che “gustosa”, portata avanti da giovani calatini a cui abbiamo chiesto di raccontare la sua storia.

“Lavoravamo già assieme – ci spiegano i titolari Peppe e Simone –, ma abbiamo poi deciso di continuare a fare pizze in una attività nostra e solo nostra. Diversi i motivi, e uno dei più forti era quello di continuare a lavorare e restare nella nostra Sicilia, per contribuire a valorizzare il nostro territorio, la nostra splendida città e a sostenere l’economia locale. Così, il 20 novembre del 2015, abbiamo sfornato la nostra prima pizza per i clienti”.

Pizze uniche, possiamo ben dirlo, ma anche il nome scelto è davvero singolare. “Cercavamo un nome particolare, che non fosse scontato per una pizzeria, che suscitasse curiosità. Un giorno, passando di fronte ad un laboratorio di ceramica, abbiamo visto esposte delle pale di ficodindia in ceramica, ci siamo guardati e… avevamo trovato il nome della nostra pizzeria. Non è male, e poi, il ficodindia, oltre che essere un frutto naturalizzato in Sicilia, è simbolicamente legato alle tradizioni siciliane”.

Ed è proprio la tradizione che “troviamo” nell’impasto. “Abbiamo scelto per le nostre pizze una farina prodotta da un mulino di Caltagirone, realizzando un impasto fatto ‘all’antica’ per così dire, con farina di grano rimacinato, di grano duro, che purtroppo si usa sempre meno, preferendo la farina di tipo 00.
Ai nostri clienti proponiamo anche altre farine, come quella ai 7 cereali, o quella con grano saraceno integrale, o con semi di lino, farro e girasole.
Riserviamo un’attenzione particolare anche alla lievitazione, facciamo riposare la pasta per 24 ore, e così la pizza risulta più leggera e digeribile oltre che più buona”.

Ma non sempre va tutto liscio come l’olio (e la metafora ci sta proprio tutta!). L’emergenza sanitaria che ancora stiamo patendo, purtroppo, si è presa la sua parte da triste protagonista. “Siamo rimasti aperti grazie all’asporto, ma ci siamo trovati ugualmente in grave difficoltà. Non sapevamo come affrontare le criticità che all’improvviso erano diventate ordinarie, c’è servito del tempo per prepararci ad affrontare al meglio la nuova situazione, rimanendo chiusi un mese. Rivoluzionando completamente la gestione interna della nostra pizzeria, nel rispetto delle restrizioni imposte, mese dopo mese, siamo tornati a lavorare a pieno regime con l’asporto fino alle 22 e la consegna a domicilio dopo, anche se, da quell’ora in poi, la richiesta è molto bassa. Per contro, i nostri clienti iniziano ad ordinare dalle 18 in poi e questo ha richiesto una certa riorganizzazione del nostro lavoro e dei suoi tempi”.

Non sono mancati i problemi, ma i ragazzi di Ficodindia sanno che c’è chi se la passa peggio. “Sotto l’aspetto economico, l’azienda ha risentito un calo, ma ci riteniamo fortunati, ci sono attività, come per esempio i ristoranti, che non lavorano da un anno e mezzo. Loro stanno piangendo, noi invece, in un modo o nell’altro, stiamo portando avanti l’attività.
Manca una certa serenità nelle serate di lavoro, ci spiace vedere i clienti ad aspettare fuori piuttosto che dentro. E poi abbiamo sempre il timore di non rispettare, involontariamente o per distrazione o stanchezza, le regole straordinarie imposte in questo periodo di pandemia, perché non è semplice”.

E sale il cuore in gola quando ci confidano cosa più si augurano. Sperano solo che tutto questo finisca il prima possibile. Nessuna vana gloria, nessun successo o arricchimento o riscatto personale. Ficodindia si augura solo il ritorno alla cara e vecchia normalità. E noi con loro.