Grandi uomini che hanno dedicato la vita allo Stato… a tutti noi

Grandi uomini che hanno dedicato la vita allo Stato… a tutti noi. Riprendiamo un’interessante riflessione sulla grande Giornata della Legalità

Con immenso piacere dedichiamo questo spazio ad un articolo scritto da un giovane, Andrea Gruttadauria, per il giornalino LEX del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania in occasione della Giornata della Legalità da poco trascorsa.

L’istituzione della Giornata della Legalità nella data del 23 Maggio ci porta a riflettere su due aspetti. Il primo spunto di riflessione riguarda il significato del termine legalità; il secondo ci spinge a trovare il legame che questa ricorrenza ha con l’anniversario della morte del dott. Giovanni Falcone e, insieme a lui, di tutte le vittime della mafia.

Cosa significa e cos’è la Legalità?

Ci sarebbero infiniti discorsi da fare ma il concetto di legalità – valore posto alla base dell’assetto istituzionale del Paese – può essere sintetizzato nel seguente principio: conformità dei comportamenti dei cittadini alla legge.

L’articolo 25 della Costituzione Italiana garantisce il c.d. “principio di legalità”, posto a tutela del cittadino.

Ma oltre ai riferimenti giuridici è necessario soffermarsi anche sugli aspetti “filosofici”.

Fondamentale a tal proposito è il pensiero kantiano che individua il c.d. imperativo categorico, il concetto del dovere in modo incondizionato: dovere per il dovere; agire in un determinato modo non perché obbligati ma perché è giusto.

Ed è proprio questo aspetto che ci conduce alla necessità di legare la Giornata della Legalità all’anniversario della morte del giudice Falcone.

Cos’è la lotta alla mafia se non proprio la concretizzazione di ciò che è giusto e che si contrappone a ciò che in uno Stato rappresenta il massimo momento di illegalità (e allo stesso tempo immoralità), cioè la criminalità organizzata, che nella sua peggiore espressione ha un nome ben definito, “Cosa Nostra”.

Ecco, allora, che Giovanni Falcone rappresenta l’emblema della lotta alla criminalità con le armi della legge.

Proprio per questo motivo il giorno del suo martirio – espressione probabilmente più adeguata per descrivere l’attentato al giudice, a sua moglie Francesca e agli agenti della scorta – doveva coincidere con la Giornata della Legalità.

Sarebbe superfluo dilungarci nell’esprimere gli infiniti meriti che sono riconosciuti agli Uomini di Stato che hanno lottato contro Cosa Nostra.
Mi piacerebbe anche solo per un momento riuscire ad avere il loro coraggio, la loro caparbietà nel lottare contro un nemico apparentemente invincibile e tutto questo per senso del dovere. Dovere per il dovere.

È per questo che Falcone e Borsellino dovrebbero essere costantemente il nostro punto di riferimento.

Sono passati 28 anni da quel giorno e a noi, studenti che non abbiamo vissuto quegli anni, non ci resta che ricordare. Il rischio che si corre troppo spesso, infatti, è che più ci si allontana cronologicamente da un evento più sembra che esso non ci appartenga. Tuttavia, ricordare quegli anni e tutte le vittime della mafia, ci aiuta a rispondere alla domanda: “verso dove vogliamo andare?”. Questo perché la memoria ci rende consapevoli.

Spesso possiamo avere l’impressione che il nostro agire non sia abbastanza, ma soprattutto in questi momenti la memoria deve essere più forte. È il ricordo di tali tragiche pagine della Storia che ci aiuta a fare le scelte giuste e coraggiose di cui ha bisogno il nostro Tempo. Questo è il regalo più importante che gli Uomini e le Donne che hanno lottato contro la mafia ci hanno lasciato: il ricordo, il coraggio e la consapevolezza che tutto può cambiare e che il cambiamento nasce da ogni singola persona.

A loro, pertanto, va il nostro sentito ringraziamento.
Oggi, emblematicamente, lo rivolgiamo a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

“Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra […]. Uomini che sono morti giovani ma consapevoli che le loro idee sarebbero rimaste nei secoli come parole iperboli”. (Pensa, F. Moro)

Grazie.

Andrea Gruttadauria

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