Decreto Aiuti e la trappola al Movimento 5 Stelle

Il 2 maggio, senza alcuna discussione preliminare, è arrivato in Consiglio dei Ministri un Decreto Aiuti con tre punti:
1. Al sindaco di Roma bisogna dare poteri legislativi speciali;
2. bisogna nominare un commissario per l’emergenza rifiuti in occasione del giubileo 2025;
3. dà la facoltà a un commissario di superare il piano rifiuti regionale del 2020 che non prevede la costruzione di nuovi inceneritori.

Il Movimento 5 Stelle si è sempre dichiarato contrario alla costruzione di un inceneritore, che esso sia a Roma o a Gela, in quanto arrecano danni alla salute dei cittadini e all’ambiente. Comunque, non risolverebbero l’emergenza rifiuti nel qui e ora perché per la costruzione degli stessi si impiegherebbero circa 10 anni.

Il Movimento 5 Stelle si dichiara contrario alla costruzione dell’inceneritore. L’emergenza rifiuti c’è adesso e si affronta innanzi tutto aumentando la raccolta differenziata, riducendo i rifiuti e costruendo degli impianti a basso impatto ambientale che si occupano innanzi tutto della frazione organica dei rifiuti, quella che comunque non andrebbe nell’inceneritore e che è quella più maleodorante d’estate e che crea più disagio.

La trappola: nella norma sull’inceneritore del decreto sono presenti circa 20 miliardi di aiuti a famiglie e imprese per il caro energia ed un emendamento con 10 milioni di aiuti alle sale cinematografiche che più di tutte hanno sofferto durante la pandemia.

Il governo ha posto la questione di fiducia su tutto il provvedimento, quindi non si può votare contro l’inceneritore ed a favore di circa 20 miliardi di aiuti agli italiani. Il presidente Giuseppe Conte ha incontrato il Premier Draghi al quale ha consegnato l’Ultimatum, una lettera con dei punti importanti per i cittadini: salario minimo, rispetto del reddito di cittadinanza, problematiche da risolvere per il Superbonus, transizione ecologica e quindi “no” a soluzioni obsolete come l’inceneritore di Roma.

Il Dl aiuti passerà in Senato lunedì 11 Luglio così com’è, dunque il M5S non voterà l’intero provvedimento, sfiduciando così la maggioranza di Governo.

Il governo Draghi rischia davvero di cadere? Qualora uscisse il Movimento 5 Stelle dal Governo, Mario Draghi avrebbe comunque i numeri di maggioranza.