Il CPIA: una realtà d’inclusione sociale e d’integrazione

Il CPIA è un ente, che agisce sul territorio Catanese, comprendendo in particolare sei comuni della provincia di Catania (Caltagirone, San Michele, Ramacca, Mineo, Palagonia e Scordia), il cui obiettivo primario è quello di innalzare il livello d’istruzione della popolazione adulta del territorio ed in particolare favorire l’incremento del numero dei diplomati al fine di facilitarne l’inserimento o reinserimento nel mondo lavorativo. In data 30 maggio 2019, in occasione dell’evento “Una pallavolo solidale” presso l’Istituto Superiore Commerciale di Caltagirone, abbiamo incontrato la dirigente del Centro d’Istruzione Provinciale per adulti di Catania centro e del Calatino, la dott.ssa Antonietta Panarello, la quale ce ne ha illustrato gli obiettivi e le competenze.

Di cosa si occupa e quali sono i principali obiettivi di questa realtà?

«Il CPIA nasce in Sicilia nel 2015/2016 attraverso il decreto del Presidente della Repubblica 263 emanato nel 2012. Esso si occupa d’istruzione per adulti ed è composto da tutti gli ex CTP (Centri Territoriali Permanenti) preesistenti. Tutto il personale di questi organi presente sul territorio è, quindi, adesso parte della nuova organizzazione dell’istruzione per adulti, alla quale si sono aggiunte anche le sedi carcerarie. A Catania centro vengono offerti percorsi di studio presso tre carceri: Piazza Lanza, Bicocca Maggiore e Bicocca Minore; mentre nel Calatino esistono due punti di erogazione a Caltagirone e a Palagonia, ai quali fanno capo gli altri comuni. L’utenza è composta da giovani adulti e molti stranieri. Il CPIA offre un percorso d’istruzione per un primo periodo (con un massimo di 400 ore) ed un secondo periodo (con un massimo di 825 ore) il quale è equivalente al biennio della scuola superiore. Questi percorsi di studio sono atti al rilascio delle competenze di base antecedenti ai percorsi per l’ottenimento del diploma professionale. Una novità sono anche i percorsi di alfabetizzazione rivolti agli stranieri che transitano in Italia con un permesso di soggiorno breve e richiedono il permesso di soggiorno lungo, per il quale è necessario un certificato di alfabetizzazione del livello minimo A2. Da quest’anno è stato introdotto anche il B1 per la richiesta di cittadinanza, in protocollo con la prefettura. La nostra struttura fa, inoltre, da anello di congiunzione con gli Istituti Superiori di II grado, in particolare 12 sul territorio, con i quali viene stipulato un accordo di rete per l’elaborazione dei patti formativi funzionali alla persona. Per cui si effettua un lavoro di orientamento delle competenze certificate e non, le quali possono essere testate dall’Istituzione Scolastica attraverso dei test al fine di scorporare un monte ore dal percorso formativo. La struttura è, inoltre, in collegamento con i centri di ricerca regionali. L’evento “Una pallavolo solidale”, giunto alla sua seconda edizione, è stato sponsorizzato e voluto dal CPIA. Infatti, avendo un’utenza di molti giovani adulti e minori non accompagnati, ritengo lo sport sia necessario. In questa occasione lo sport diventa, quindi, un momento di confronto con la realtà giovanile del territorio in cui si trovano i nostri alunni. Intraprendiamo, infatti, molti percorsi che li mettono a confronto con la realtà territoriale, motivo per il quale siamo oggi qui. Sono, però, pochi gli italiani ad avvicinarsi alla nostra struttura, nonostante si cerchi di riprendere i percorsi fatti da giovani che non sono riusciti con successo nella scuola mattutina».

Qual è la speranza per il futuro di questi giovani?

«Ognuno ha un ruolo nella società, la scuola fa il possibile per abbattere le barriere, ma anche gli enti comunali dovrebbero promuovere delle realtà sociali che garantiscano dei luoghi comunitari. È anche per questo che offriamo percorsi di cittadinanza attiva, per esempio. Ci tengo, inoltre, a precisare che l’iniziativa di oggi è ben riuscita anche grazie all’intervento dei dirigenti scolastici Sabrina Mancuso e Giuseppe Turrisi. Si ringraziano, dunque, anche la professoressa Montaudo e il professore Gazzano».

È stato detto in precedenza che anche gli enti locali devono fare la propria parte, riuscite a rapportarvi in una discreta situazione con l’ente locale di Caltagirone?

«Devo dire che non ci sono difficoltà nei rapporti con l’ente locale, ad esempio l’Assessore alla Pubblica Istruzione è sempre stato presente alle nostre iniziative. Per quanto riguarda, invece, la sponsorizzazione della struttura, tutti gli interventi del CPIA sono stati pagati dalla sottoscritta, grazie all’aiuto di qualche sponsor. È, inoltre, rimasta insoluta una richiesta, effettuata tre anni fa, di individuazione di un edificio o piano di uno stesso da destinare all’istruzione per adulti e slegato dalle scuole per offrire corsi di lingua inglese o ECDL. Potrei creare ciò che è stato creato e che continua ad essere realizzato a Catania: una biblioteca o magari anche un luogo d’incontro tra culture e mi dispiace che non sia possibile».

Cosa ne pensi?