Perché i bambini sono aggressivi?

Molte sono le situazioni che vedono i bambini protagonisti di comportamenti aggressivi, mettendo gli adulti nella difficoltà di agire. Sorprende, infatti, la manifestazione di aggressività soprattutto da parte dei bambini educati con dolcezza. Generalmente si spiega e si tende a giustificare tale ostilità attraverso l’emulazione dei comportamenti aggressivi degli adulti.

Bisogna interpretare il movente del comportamento, ovvero cosa significa, e perché il bambino esterna l’aggressività.

Una modalità di interpretazione dei comportamenti aggressivi infantili è offerta dalla letteratura psicoanalitica. Susan Isaacs, psicoanalista infantile, propone una classificazione dei moventi degli episodi aggressivi: movente del possesso, movente del potere, moventi della rivalità, sentimenti di inferiorità o superiorità o ansia. Il movente del possesso non deve essere inteso come l’istinto umano o come reazione alla mancanza di aspetti fisici, è qualcosa di diverso, è originato dal desiderio infantile di possedere in maniera esclusiva un oggetto, un’idea ma anche un ruolo.

Il movente del potere è una proiezione della posizione in cui generalmente il bambino si trova e che non condivide. Il bambino si sente vittima rispetto all’adulto, il movente del potere potrebbe dare delle indicazioni sulle dinamiche familiari, soprattutto se queste vengono proiettate tramite il gioco.

Il movente della rivalità: il bambino può sentire una rivalità nei confronti dei pari e/o degli adulti. I coetanei vengono concepiti come rivali, anche se tale rivalità funge da palestra, poiché è proprio attraverso gli altri che il bambino sperimenta se stesso in rapporto all’altro.

La rivalità rispetto all’adulto è una delle cause principali dell’ostilità infantile: il bambino, soprattutto molto piccolo, comprende che dipende totalmente dai genitori, per cui la presenza di un altro bambino viene vissuta come minaccia. In tal caso si assiste ad una combinazione di moventi: desiderio di possesso (dell’adulto amato) e rivalità (nei confronti “dell’altro” che minaccia tale possesso). Paradossalmente anche i genitori possono rappresentare una minaccia per il bambino. Ha paura che l’amore reciproco provato dai genitori possa escluderlo. In questo caso il bambino tende momentaneamente a dividere i due genitori, poiché l’amore deve essere unico e esclusivo per il bambino.

Tuttavia tale ambivalenza di sentimenti per i due genitori (amore e odio) porta il bambino a vivere una tensione che tende a scaricare tramite la manifestazione di comportamenti aggressivi.

L’ultimo movente è riconducibile ai sentimenti di inferiorità e superiorità vissuti dal bambino, che gli sono utili da sperimentare per il processo di crescita e formazione dell’identità che avviene mediante il confronto e la relazione con l’altro. Molto spesso è possibile osservare la tendenza del bambino a distruggere ciò che viene costruito dagli altri bambini: il sentimento, l’inadeguatezza e dunque inferiorità che viene provato, rispetto all’altro.

Il movente dell’ansia è riconducibile ad una situazione di malessere che vive il bambino. Le forme in cui si manifesta sono molteplici: morsi, sputi, lanci di oggetti.

Quindi per poter intervenire adeguatamente è opportuno saper decodificare tali comportamenti. Le manifestazioni di ostilità, prepotenza e aggressività vanno affrontate o contenute dall’adulto, tutto ciò aiuterà il bambino a sentirsi protetto e rassicurato da quell’ostilità che prova imparando così a controllarla.

Lorena Longo

Cosa ne pensi?